Youth work in action for youth employment

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Luglio 2013. Palermo, Ballarò. Il corso di formazione “Youth work in action for youth employment” (che ha avuto il supporto finanziario del Programma Gioventù in Azione) ha avuto luogo dal 10 al 18 Luglio 2013 ed hanno partecipato 34 operatori giovanili provenienti da quasi 15 paesi Europei, Caucasici e dell’Est Europeo. L’obiettivo principale, che ha riunito questo gruppo, era quello di apprendere nuove informazioni circa la (dis)occupazione giovanile nei paesi presenti al corso e di acquisire, inoltre, nuovi strumenti in tema di occupabilità dei giovani.

Il corso di formazione è stato ispirato dall’opuscolo “Inclusion through employability” (sviluppato da SALTO Inclusion Resource Centre) e si concentra principalmente in tre aree tematiche: il coinvolgimento e la partecipazione dei giovani, l’apprendimento non formale e l’imprenditorialità.

Per quanto riguarda il primo tema, il coinvolgimento e la partecipazione dei giovani, esso ò stato affrontato attraverso discussioni di gruppo e tramite riflessione sugli stereotipi e pregiudizi che la società detiene nei confronti dei giovani.

Il secondo tema, l’apprendimento non formale, ha evidenziato il valore dell’educazione non formale nello sviluppo delle competenze trasversali richieste da quasi tutte le posizioni di lavoro. Ossia la competenza interculturale, la cooperazione e la capacità di problem solving, l’autonomia e le competenze linguistiche, e molte altre. I contributi dei partecipanti sono stati le principali fonti di apprendimento ed essi hanno evidenziato anche il ruolo della mobilità per l’apprendimento, l’importanza dell’impegno civico per la messa in rete e la ricerca di un lavoro, la necessità di una consapevolezza di sé e dell’autostima nella ricerca di un lavoro, la rilevanza delle competenze imprenditoriali da stimolare fin dalla tenera età.

Infine, la dimensione imprenditoriale è stata affrontata con minor profondità dato il focus della formazione orientato più su altri aspetti dell’occupabilità dei giovani. Nonostante ciò il gruppo ha sviluppato una campagna per motivare i giovani a diventare imprenditori e c’è stata una riflessione sull’imprenditorialità sociale.

I momenti più rilevanti della formazione sono state le attività di mappatura della comunità, strumento che si è rivelato essenziale nel quadro della occupabilità dei giovani; il lavoro sui diritti umani e dei lavoratori che ha portato a discutere circa gli aspetti legati alla discriminazione ed allo sfruttamento dei giovani e di altri gruppi vulnerabili; più utili, inoltre, le discussioni di gruppo circa i pregiudizi ed gli stereotipi della società e dei partecipanti verso i giovani.

Come osservazione conclusiva condividiamo con i lettori  alcuni dei pregiudizi e delle pratiche più frequenti relative all’occupabilità dei giovani e i quali sicuramente hanno bisogno di essere messi in discussione:

“I giovani non hanno esperienza e come tali dovrebbero essere pagati di meno”.

“Se una donna è bella, ciò è sufficiente per fargli ottenere un posto di lavoro”.

“La tendenza allo sfruttamento spesso nascosta dietro gli stage.”

“Se c’è un giovane che conduce un’attività / compito spesso le persone tendono a comportarsi in modo negativo, facendo o dicendo cose che non avrebbero fatto o detto se ci fosse stata una persona adulta a condurre l a stessa attività”.

“Un giovane disabile è meno apprezzato nel mercato del lavoro, o altrimenti viene sfruttato. I datori di lavoro non sono disposti a creare le condizioni che permettono ad un giovane disabile di raggiungere i migliori risultati nella una posizione di lavoro”.

Invitiamo i lettori a commentare queste frasi e a condividere con noi le proprie esperienze, nella speranza di poter promuovere una riflessione costruttiva e fomentare il dialogo necessario al cambiamento.