“L’approccio europeo al tema è di tipo regolamentativo”: laureata in giurisprudenza con una tesi sulla libertà di espressione e i discorsi di odio online

Il Ceipes dal 2013 aderisce alla campagna europea “No hate speech” rendendosi autore di buone pratiche che possano contrastare i discorsi d’odio sul web. Ma cosa si intende per “discorso d’odio”? In questa categoria rientrano tutte le forme di espressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di odio basate su intolleranze e discriminazioni ed ostilità contro minoranze, immigrati o persone di origine straniere. Da un’inchiesta svolta dal Consiglio d’Europa, infatti, risulta che 4 persone su 5 dichiarano aver già visto discorsi di odio online, il più spesso delle volte sui social network o su alcuni blog, non solo in forma di commenti ma anche di vignette e video. Dai dati appaiono quindi chiaramente gli obiettivi che si è data la campagna “No hate speech” : sensibilizzazione, informazione e attivismo. É chiaro che questa online va di pari passo con una campagna “offline”.

È proprio in questo contesto che rientra la ricerca di Luisa Zappalà, laureata in giurisprudenza proprio con una tesi sulla libertà di espressione e i discorsi di odio online. “Oggi i discorsi di odio rappresentano un nodo giuridico controverso nell’ambito dei reati di opinione, e alimentano un dibattito attuale in relazione alla libertà di espressione online per la quale non esistono specifiche normative internazionali condivise – scrive nella sua tesi scaricabile a questo link – Le organizzazioni internazionali sono pertanto chiamate a ricoprire un ruolo guida nell’elaborazione di regole in materia di hate speech, libertà digitale e norme di comportamento nel cyberspazio. Nel mio lavoro – continua Luisa Zappalà – mi sono chiesta qual è il confine tra la libertà di espressione e i discorsi di odio. A tal fine, ho analizzato le due nozioni nel diritto internazionale, e poi sul piano regionale”.

“Durante il mio lavoro ho avuto modo di constatare che l’approccio europeo al tema è di tipo regolamentativo, ovvero alla ricerca del fondamento che sanzioni i discorsi di odio, in contrapposizione alla visione liberale di stampo americano secondo cui i discorsi di odio sarebbero efficacemente contrastati con il libero scambio di idee – spiega e conclude – Al momento una soluzione condivisa per la lotta ai discorsi di odio online pare assai difficile a causa delle diverse vedute sulla natura stessa della libertà di espressione, dovuta ai diversi approcci nazionali”.