Dopo la realizzazione di tutti i giochi e gli enigmi, è iniziata la seconda fase: la fase pilota. 

Quindici animatori socioeducativi e quaranta giovani hanno penato per riuscire ad uscire dalla stanza chiusa a chiave, completando tutti gli enigmi. 

I test hanno aiutato a valutare il modo in cui i giovani, il pubblico di riferimento, si sarebbero divertiti e avrebbero imparato per mezzo del gioco; inoltre, dai test, è emerso un feedback cruciale che sarà importante quando si effettueranno i test di Escape Room con i giovani. 

Ogni gruppo che ha testato il gioco ha mostrato dinamiche diverse tra i componenti. In base al gruppo di partecipanti, ogni campione poteva risolvere enigmi specifici invece di altri.   

Una parte cruciale di questa fase pilota è stato il meeting di debriefing, che ha permesso ai creatori dell’escape room e ai partecipanti di avere uno spazio per poter discutere dell’attività. 

Questa fase si è rivelata essenziale per mettere in luce il fatto che il razzismo può influenzare negativamente l’inclusione culturale, educativa, economica e sociale di qualsiasi persona. Grazie all’escape room didattica, i giovani e gli animatori socioeducativi possono sperimentare le difficoltà culturali e sociali riscontrate dai migranti e dai rifugiati nella vita quotidiana. 

Uno dei partecipanti ha dichiarato: “Anche se sappiamo tutti che si sono già verificati episodi di discriminazione mossi da una specifica caratteristica del corpo, questo gioco ti fa capire quanto sia stupido associare la discriminazione al colore dei capelli”. Un altro componente ha affermato: “Il diario è molto utile per mettersi nei panni della vittima”, e “l’Escape Room è un ottimo modo per parlare di un tema delicato come quello del razzismo”. 

Durante la fase pilota, sono state notate e corrette varie imperfezioni, e ciò ha permesso di migliorare gli enigmi, fornendo così un’esperienza migliore ai futuri partecipanti.