Sport e disabilità:

l’inclusione sportiva in due realtà italiane

Per la Settimana Europea dello Sport, il CEIPES ha chiesto a due grandi allenatori e sportivi di team inclusivi  e paraolimpici di raccontare delle loro esperienze per promuovere e far conoscere delle belle realtà italiane e internazionali. 

Questi sono: 

Pasquale Capuano, presidente dell’Accademia Scherma Cremona, con un passato da preparatore nella nazionale inglese e oggi alla guida della scuola cremonese. 

Maria Iole Volpi, ex calciatrice della Roma Calcio Femminile, convocata tra le Azzurre e oggi allenatrice dell’A.S Roma e della scuola calcio “Gli Insuperabili”. 

Parlateci un po’ delle vostre realtà: 

Pasquale: L’Accademia Scherma Cremona è una delle più antiche di Italia, nata nel 1900. Ad oggi conta di una sessantina di atleti divisi tra olimpici e Paralimpici. E’ un movimento in forte crescita e siamo ormai una solida realtà del territorio nazionale. 

Maria Iole: Gli Insuperabili è una vera e propria scuola calcio per ragazzi con disabilità. Nata a Torino nel 2012, l’anno seguente apre la sede di Roma, dove alleno io. Quest’anno festeggiamo il decimo anno di attività sul territorio nazionale (e ovviamente il nono su Roma). Il nostro è un progetto che ha conquistato famiglie, ragazzi, scuole e squadre… e ad oggi vantiamo di 17 sedi in tutta Italia. Siamo riconosciuti anche all’estero, dove veniamo chiamati per la formazione a società e persone che vogliono aprire le loro porte a tutti gli atleti, anche quelli con disabilità.  

Come vi siete avvicinati allo sport per disabili? 

Pasquale: Mi sono avvicinato alla Scherma Paralimpica già diversi anni fa, quando ero un atleta e nella mia sala di scherma si allenava un atleta in carrozzina. È stato fondamentale per me avere un contatto da piccolo con questo mondo, per imparare che lo sport è inclusione e integrazione. 

Maria Iole: Giocavo in serie A, stavo prendendo la laurea specialistica e mi mancava solo la tesi finale, programmata per ottobre. Invece a maggio, per l’ultima di campionato, mi rompo il menisco. Sembrava una cosa banale, invece durante l’operazione scoprono altre complicazioni e in sala operatoria mi dicono che avrei dovuto usare le stampelle per non caricare completamente il peso sulla gamba operata. Dopo un certo malumore iniziale e aver visto un concerto in carrozzina, nello spazio riservato alle persone con disabilità, decido che la mia tesi si sarebbe concentrata sulle barriere architettoniche. Ho poi compreso che le vere barriere, più che fisiche ed architettoniche, sono culturali e sociali. Mi avvicino a diverse realtà che si occupano di disabilità, vengo a contatto con varie cooperative e mi innamoro delle loro storie. Così mi offro volontaria e mi assumono in una cooperativa che fa assistenza scolastica a bambini con disabilità: è stata la svolta per la mia vita! 

Qual è il valore aggiunto di questa esperienza? 

Pasquale: È difficile individuare un solo vantaggio dell’essere vicino al mondo della scherma Paralimpica o dello sport Paralimpico in generale. Io ho sentito dentro di me la voglia di diventare un maestro di scherma quando ero molto piccolo perché mi è sempre piaciuto aiutare gli altri e soprattutto condividere la mia passione.  

Maria Iole:

Spesso come sportiva, atleta e oggi allenatrice, ho imparato tantissimo da questa esperienza. Ci poniamo troppo frequentemente dei limiti limiti che esistono solo nella nostra testa, poniamo ad altri dei limiti solo perché non abbiamo “tempo” di trovare delle alternative. Il valore dello sport è indiscutibile, aldilà dell’aspetto fisico, fare sport vuol dire lavorare sulla propria mente, sulla forza di volontà, su delle regole precise, sulla relazione con l’altro, sull’autonomia. 

Come istruttori, lavoriamo sul nostro sguardo: parliamo di “allenabilità” e non di disabilità, di possibilità e non di limiti, di metodologia e non di improvvisazione! 

C’è un evento o un ricordo che vi è rimasto impresso nella vostra carriera di allenatori? 

Pasquale:

“E’ difficile individuare un solo momento o evento che mi è rimasto impresso. Forse quando torno a casa da lavoro stanco ma soddisfatto perché quella sensazione è come se fosse un riconoscimento del mio lavoro.  

Non ho mai saputo rispondere alla famosa domanda “cosa vuoi fare da grande?”, ma sedendomi sulla carrozzina, durante la mia prima lezione di scherma ho capito che da grande avrai voluto fare il maestro di scherma per tutti.  

Ad oggi mi occupo di insegnare scherma ad atleti non vedenti ipovedenti, carrozzati e anche ad atleti di scherma olimpica. 

Maria Iole:

Che fortuna, essermi infortunata! 

 Ho sempre pensato che la vita fosse un lungo, bellissimo, campionato di calcio. Arbitri ed episodi che non sempre dipendono da noi.  

Risultati attesi, sudati, ingiusti.  

Avversari forti, più forti di noi,  esemplari, altri antipatici, sleali.  

Ma anche compagni di squadra, azioni corali…o calci di rigore in solitudine.  

Vittorie, sconfitte, impegno, sudore e “fare i conti con il proprio senso di onnipotenza”. 

Non sempre saremo i migliori.  

Non arriveremo tutti in nazionale, non saremo sempre titolari: ma tutti abbiamo il diritto di sognarlo e di allenarci per arrivare a dare il meglio di noi.  

Ecco, grazie a questo meraviglioso capitolo della mia vita, chiamato Insuperabili, ora so che è possibile , E DOVEROSO, estendere davvero quest’opportunità a tutti!