Il progetto “Fusion” non è stato solo un esempio di sensazioni positive e di condivisione spontanea, ma un’esperienza intensa, sia collettiva che personale: siamo partiti con il semplice interesse per le arti performative ed audiovisive, ma senza avere le idee completamente chiare sulle attività che avremmo svolto, il che ha reso lo scambio una sorpresa continua: a cominciare dagli esercizi fisici, che hanno migliorato la nostra resa e la nostra attenzione quotidiana, fino agli esperimenti di performance, che ci hanno fatto sentire davvero il contesto e le persone, muovendoci, toccando, urlando o facendo silenzio.

Il contatto con la natura e i topic che ci hanno fornito per riflettere sulla situazione europea attuale hanno messo a confronto tante parti di noi, sottoponendoci a domande personali e globali, lasciandoci prendere coscienza di noi e di chi ci sta attorno.

Per alcuni del nostro gruppo italiano rimane uno spunto di approfondimento futuro, mentre altri hanno dato più rilevanza alla parte audiovisiva: a livello tecnico, infatti, la disparità fra le competenze di ripresa e di editing era visibile nei diversi gruppi; ecco perché è stata fondamentale la gestione dei ruoli, per colmare le mancanze ed esaltare le abilità di tutti. Nonostante ci fosse bisogno di conoscenze molto basiche e non professionali, anche per quelli già esperti di video-making è stato positivo approcciarsi al lavoro in team, volto ad un apporto fruttifero al progetto da parte di ognuno, ma anche alla socializzazione e alla conoscenza reciproca.

Torniamo a casa arricchiti di sorrisi e di pienezza interiore, vivendo a contatto con diverse mentalità, fuori dal contesto che ci è più vicino, mossi dalla voglia di far interagire i differenti caratteri e modi di rapportarsi. Anche grazie ai tanti momenti liberi e all’atmosfera rilassata abbiamo potuto interagire fra noi partecipanti e con gli stessi tutor: il carico di lavoro era ben distribuito nelle giornate, ci ha dato forza e voglia di partecipare ad ogni momento con entusiasmo; alcuni di noi non erano sempre attivi e concentrati, ma forse la poca esperienza di scambi di questo tipo ha portato a vivere il progetto in modo fin troppo rilassato..come lo stereotipo italiano suggerisce!

Siamo rimasti in contatto con molti dei polacchi, dei danesi, degli spagnoli e degli armeni che abbiamo conosciuto; siamo stati così estroversi da poterci definire un collante molto forte: osservavamo, condividevamo e volevamo farci conoscere per poter essere un esempio positivo per tutti.

***ENGLISH VERSION***

The project “Fusion” wasn’t just an example of positive feelings and spontaneous sharing, but a intensive experience, both collective and personal; we started with the simple interest in the performing and audiovisual arts, but without the clear ideas about the activities we would have done and it made the exchange a constant surprise: starting with physical exercises that improved our performance and our daily attention, until performance experiments that made us really feel the context and people moving, touching, screaming, or silent.

The contact with nature and the topics they provided us to reflect on the current European situation made us compare so many parts of ourselves, submitting to our personal and global questions, making us aware of ourselves and those around us.

For some of our Italian group remains a starting point for future study, while others gave more importance to the audiovisual part: at a technical level, the differences between the skills of shooting and editing was very clear in the different groups; that’s why role management was so important, to fill the gaps and enhance the skills of all.

Although there was a need for very basic and non-professional knowledge, even for those already experienced in video-making, it was good to approach teamwork, aimed at a good contribution to the project by everyone, but also to socialization and to know each other better.

We’ve come back enriched with smiles and inner fullness, living in contact with a different way of thinking, out of context that there is closer, carried by the desire to interact with different characters and ways of relating.

Since we had beautiful free moments and a relaxing atmosphere, a great opportunity was given to us to interact with other participants and also with the tutors: the work was well distributed over the days and gave us the strength and the will to live each moment with enthusiasm; some of us weren’t so active and focused, but maybe the little experience in this kind of exchanges led to live this project in a too relaxed way as the Italian stereotype suggests!

We’ve got in touch with many of the Polish, Danish, Spanish and Armenians we met; we were so outgoing that we can establish a very strong relation: we observed, shared and wanted others to now us better to be a positive example for everyone.