Lo scorso 1 aprile si sono conclusi gli incontri formativi di preparazione con i giovani partecipanti al progetto Centred By Sport – Cus Palermo, guidati dal Ceipes.

Riflettere sui valori che possono essere praticati attraverso lo Sport e “fare gruppo”, gli obiettivi delle tre giornate che hanno preceduto l’inizio delle attività sportive e che hanno visto i metodi e le tecniche dell’ Educazione non-formale veicolare processi partecipati di conoscenza tra giovani con diverso background migratorio: attività di teambuilding e costruzione di un’esperienza fondata sui valori della solidarietà, dell’inclusione, delle pari opportunità.

İ 150 partecipanti sono giovani con esperienza di migrazione di 1a e 2a generazione residenti a Palermo, originari da Paesi Africani e Asiatici, molti dei quali sono sotto la tutela del Comune. I giovani sono stati coinvolti tramite associazioni e gruppi locali di riferimento, come la Consulta delle culture, l’Associazione della comunità filippina a Palermo, le comunità alloggio e le strutture di accoglienza per la protezione dei richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR).

La formazione iniziale del progetto ha dunque fatto leva sul gruppo, facendo emergere le specificità individuali e creando spazi di dialogo tra pari fondati su valori comuni che attraverso gli sport, individuali e collettivi, vengo promossi.

Il team di facilitazione del Ceipes era formato da figure diverse e complementari per ruoli e compiti, un’eterogeneità che ha permesso di rispondere ai bisogni formativi del gruppo: Irene Capozzi ed Emanuela Firetto, in qualità di trainers; Yacoub Said Islam e Numu Touray, in qualità di giovani youth leaders e mediatori culturali, un gruppo di volontari , responsabili del supporto logistico.

La formazione è stata articolata in due sessioni aventi obiettivi specifici; le attività sono state svolte con gruppi di 15 giovani, alternati tra mattina e pomeriggio, presso gli spazi all’aperto del Centro Universitario Sportivo di Palermo (CUS), capofila del progetto.

SESSIONE I

La prima sessione ha avuto l’obiettivo di far conoscere i partecipanti e fondare il gruppo attraverso tecniche e metodi partecipativi e circolari che hanno facilitato il racconto di sé e l’ascolto attivo. L’ausilio di energizers e icebreakers (giochi energizzanti e rompi-ghiaccio) hanno contributo a creare un clima positivo e libero da tensioni.

İ giovani hanno potuto riflettere sulla propria identità culturale ed inter-culturale attraverso attività guidate, individuali e di gruppo, che hanno visto l’utilizzo di tecniche diverse come, il role-playing, la discussione in piccolo gruppo, tecniche manuali e grafico-pittoriche. Tra le attività svolte, si racconta di WHO, ARE I.

Ognuno, individualmente, ha avuto il compito di scrivere il proprio nome su un foglio e raccontarsi attraverso parole, frasi e disegni per esprimere ciò che più li caratterizza (“Cosa ti piace?”,  “Cosa ti piacerebbe che gli altri sappiano di te?”) e, in un secondo momento, ricercare nel gruppo ciò che li accomuna: Calcio, Africa, famiglia, rispetto, Filippine, beach, amore, sport, lavoro, viaggiare, uomo, donna, Gambia, ragazzo, ragazza, scuola, pizza, Italia, panificio, cibo, soldi, amici, Dio, danza, felicità.

Durante l’attività, molti partecipanti si mostravano incuriositi dalle risposte degli altri, spesso sorpresi per essersi ritrovati nei racconti degli altri; altri invece riscontravano delle resistenze verso l’incontro con l’altro, difficoltà data, in alcuni casi, da fattori linguistici e da insicurezze. Tali complessità sono state affrontate grazie alla presenza di Numu e Said che, in qualità di youth leaders e mediatori linguisto-culturali, hanno supportato i ragazzi comunicando nella propria lingua ed incoraggiandoli.

La fondazione del gruppo, quale secondo obiettivo della prima sessione formativa, ha visto lo sviluppo di attività di Teambuilding grazie alle quali ciascuno, all’interno del proprio gruppo, ha potuto sperimentare l’interdipendenza tra i membri e dunque le strategie che la possono promuovere. L’interdipendenza è un concetto, nonché una dinamica presente non solo nei gruppi, ma anche a livello di comunità, in cui l’individuale e il collettivo coesistono e convivono: “İl senso di comunità implica un senso di appartenenza, di membership […]; implicando anche una reciproca influenza tra l’individuo e la comunità, […] insieme alla connessione e alla partecipazione emotiva”(Lavanco G. , 2009. Lavoro di comunità e intervento sociale interculturale. Interculturalità e senso di comunità, p.104).

Una delle attività di teambuilding è stata quella di rappresentare la propria comunità ideale attraverso materiali diversi (carta, plastilina, colori, cartoncini, ecc.) abbracciando i desideri di ogni membro.

Le comunità ideali dei nostri partecipanti apparivano diverse le une dalle altre, per forme, colori, materiali, tecniche, ma alcuni elementi sono stati comuni a ciascuna di esse: spazi verdi, parchi, campi sportivi, scuole, amici.

SESSIONE II

La seconda sessione di formazione ha avuto l’obiettivo di costruire un terreno comune di valori condivisi che attraverso lo sport possono emergere ed essere praticati: Solidarietà, cooperazione, rispetto dell’altro, inclusione, pari opportunità.

Si è scelto di affrontare la tematica dei valori avviando un percorso che parte dalla sfera individuale e che accede alla dimensione collettiva e di condivisione.

Attraverso attività di brainstorming e role-playing i partecipanti hanno potuto osservare i propri comportamenti ricollegandosi alle proprie esperienze di vita e, con l’aiuto del gruppo, giungere all’origine da cui questi sono mossi: i valori.

Dalle riflessioni dei partecipanti condivise durante le attività emerge che, nonostante vi siano spesso diversi punti di vista sulle modalità con cui uno stesso valore può essere praticato, possibilmente dato da esprienze di vita, background politici, sociali e culturali differenti, tutti si ritrovano nella volontà di vivere nell’unità, nel rispetto e nella solidarietà.

Oggi il progetto è giunto alla fase in cui i ragazzi e le ragazze, dopo essersi sperimentati in diversi sport, individuali e collettivi, stanno partecipando ai tornei in un clima di amicizia, vicinanza e di RELAZIONE. Auguriamo una buona continuazione dei lavori ai ragazzi e al team di professionisti del Cus Palermo che con passione e buona energia ha seguito i giovani sin dall’inizo del percorso.

Il progetto vedrà un momento conclusivo e celebrativo il prossimo 3 ottobre 2017, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, un momento simbolico e concreto per rivendicare a gran voce il bisogno di praticare la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione sociale.

***ENGLISH VERSION***

On April 1st  we completed the preparatory training meetings with the participants of the project Centred By Sport – Cus Palermo, led by CEIPES.

Reflect on values that can be practiced through Sport and “ being a group”: these were the goals of the three days, that preceded the start of sporting activities and during which the methods and techniques of non-formal education facilitated the participatory processes of knowledge among young people with different migratory backgrounds, teambuilding activities and building an experience based on the values of solidarity, inclusion, equal opportunities.

The 150 participants are young people with migration experience of 1st and 2nd generation, residents in Palermo, from African and Asian countries, many of which are under the protection of the City. The participants were involved through associations and local groups such as the Culture Consultation, the association of the Philippine Community in Palermo, the Housing Communities and the Reception Structures for the Protection of Asylum and Refugees (SPRAR)

The initial phase of training was based on the group, bringing out the individual specificity and creating spaces for dialogue among peers, based on common values that come promoted through sports, individual and collective.

The Ceipes facilitation team consisted of different and complementary roles and tasks, heterogeneity that allowed to respond to the training needs of the group: so there were Irene Capozzi and Emanuela Firetto, as trainers; Yacoub Said Islam and Numu Touray, as young youth leaders and cultural mediators, a group of volunteers, responsible for logistical support.

The activities were carried out with groups of 15 young, alternating between morning and afternoon at the spaces of the University Sport Center of Palermo (CUS), the coordinator.

SESSION I

The first session focused on mutual knowledge of participants and creating the group through participatory and circular techniques and methods that facilitated self-talk and active listening. The aid of energizers and icebreakers contributed to creating a positive and free-from-tension climate.

Young people could reflect on their cultural and intercultural identity, through individual and group guided activities, in which were used different techniques, such as role-playing, discussion in small groups, manual and graphic-pictorial techniques. Among the activities carried out, we talked about WHO, ARE I.

Everyone, individually, had the task of writing their own name on a paper and telling about themselves through words, phrases and drawings to express what characterizes them most ( “What do you like?”, “What would you others to know about you?”) and, then, to search in the group what they had in common: Football, Africa, family, respect, Philippines, beach, love, sports, work, travel, man, woman, Gambia, boy, girl, school, pizza, Italy, bakery, food, money, friends, God, dance, happiness.

During the activity, many participants were curious about the answers of others, often surprised to find themselves in the tales of others; instead others found resistance to the encounter with each other, a difficulty given, in some cases, by linguistic factors and insecurities.

These complexities were faced with the presence of Numu and Said that, as youth leaders and linguistic-cultural mediators, supported the group, communicating in their own language and encouraging them.

The foundation of the group, as second objective of the first training session, related to the development of teambuilding activities, through which each of them within their own group could experience the interdependence between the members and thus the strategies that can promote it

The interdependence is a concept, as well as a dynamic that you can find not only in groups but also at community level, in which the individual and the collective coexist and live together: “ the sense of the community implies a sense of belonging, membership […]; also implying a mutual influence between the individual and the community, […] with the connection and emotional involvement” (Lavanco G., 2009. Lavoro di comunità e intervento sociale interculturale. Interculturalità e senso di comunità, p.104).

One of the teambuilding activities was to represent their own ideal community, using different materials ( paper, plasticine, colors, cardstocks, etc.) embracing the wishes of each member.

The ideal communities of our participants were different from each others, according to shapes, colors, materials,techniques, but some elements were common to each: green spaces, parks, sports fields, schools, friends.

SESSION II

The second session had the goal of building a common ground of shared values which, through sport can emerge and be practiced: solidarity, cooperation, respect for the other, inclusion, equal opportunities. It was chosen to address the issue of values by starting a path from the individual sphere and that approaches the collective dimension and sharing.

Through the activities of brainstorming and role-playing, the participants observed their behaviors, associating themselves with their own life experiences and, with the support of the group, understand where they originate: the values.

From the reflections of the participants shared during the activities, it emerges that, although there are often different views on the ways in which the same value can be practiced, probably according to life experiences, politic, social and cultural backgrounds, all participants found themselves in the will to live in unity, respect and solidarity.

Now the project has reached the stage where boys and girls, after experiencing different sports, both individual and collective, are participating in tournaments in a climate of friendship, closeness, and REPORT. We wish a good continuation of the work for the group and the team of professionals of Cus Palermo who with passion and good energy have followed the young people since the beginning of the path.

There will be a final and celebratory moment on 3 October 2017, National Day in memory of the victims of immigration, a symbolic and concrete moment to vigorously claim the need to practice the culture of acceptance and social inclusion.