Cyber world, Our world: Competenze per lottare contro l’odio online

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Il CEIPES è una delle organizzazioni giovanili italiane coinvolte nella Campagna Nazionale Italiana contro l’incitamento all’odio online che è stato implementata nell’ambito del “No Hate Speech Movement”, una Campagna dei Giovani per i Diritti Umani Online avviata l’anno scorso dal Consiglio d’Europa. Nel quadro di questa campagna il CEIPES ha organizzato lo scorso settembre a Palermo, Italia, un corso di formazione con giovani provenienti da diversi paesi europei, volto a sensibilizzare e sviluppare competenze per la lotta contro l’incitamento all’odio online. Il corso ha ricevuto il sostegno finanziario della Fondazione Europea per la Gioventù del Consiglio d’Europa.

Ma che cosa è l’incitamento all’odio online? E perché è così importante al giorno d’oggi?

L’incitamento all’odio online è iniziato ad essere una questione di grande preoccupazione per l’uso diffuso di Internet e in particolare con il web 2.0, che consente contenuti generati dagli utenti. Questa caratteristica consente agli utenti di creare contenuti e caricarli facilmente online nei social network, blog, wiki, siti di condivisione di video, pagine web, ecc.  Pertanto è diventato molto più facile per le persone esprimere le loro idee e opinioni anche nel mondo virtuale.

Molto spesso ci sono anche persone che tendono ad esprimere idee e prospettive che si rivelano negative nei confronti di altre persone e gruppi, ad esempio atteggiamenti razzisti, discriminatori o misogini. Nel peggiore dei casi questo tipo di espressioni incita anche all’odio e alla violenza, cadendo così nella categoria di discorsi di “Incitamenti all’odio” (in Inglese ‘hate speech’). Tuttavia nella maggior parte dei casi non è né immediato né facile dire se un contenuto online può essere considerato “incitamento all’odio”.

L’incitamento all’odio online è stato definito in modo analogo al discorso di odio con l’unica differenza che si manifesta online. Ad esempio può manifestarsi sotto forma di siti denigratori, video con parole di odio, diffusione di odio attraverso le chat, i videogiochi che incitano all’odio, pagine di social network contro gruppi e persone con determinate caratteristiche, e tutte le altre possibilità offerte dal mondo online. Una delle definizioni più rilevante dei discorsi di odio è stata formulata dal Consiglio d’Europa nella Raccomandazione sull’ incitamento all’odio, adottata dal Comitato dei Ministri nel 1997:

“…Si devono intendere tutte le forme di espressione che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o le altre forme di odio basate sull’intolleranza, tra cui: l’intolleranza espressa da un nazionalismo aggressivo e dall’etnocentrismo, la discriminazione e l’ostilità nei confronti delle minoranze, i migranti e le persone di origine immigrata”.

Anche se la definizione non fa esplicito riferimento alla disabilità, all’orientamento sessuale ed alle differenze di genere, queste dimensioni sono rilevanti anche nei casi di discorso di incitamento all’odio.

La formazione a Palermo ha affrontato molti temi legati all’incitamento all’odio online. Di maggior successo è stato il workshop sull’ “incitamento all’odio nei media” finalizzato ad aumentare la consapevolezza dei partecipanti circa il ruolo della propaganda nei discorsi di odio. Il valore aggiunto di questa sessione di lavoro è stato l’utilizzo dell’arte per esprimere sentimenti, preoccupazioni e pensieri sul tema dei discorsi di odio e le sue conseguenze. In più l’utilizzo di un metodo non-verbale ha permesso ai partecipanti di esprimere i propri sogni di un futuro migliore nutrendo il loro senso di empowerment e di speranza.

nhsm-1420x600Allo stesso modo, anche la simulazione di un’udienza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è rivelata molto significante per il gruppo. La simulazione si è basata su uno dei casi descritti nel “manuale dei discorsi d’incitamento all’odio” sviluppato dal Consiglio d’Europa (‘Manual on hate speech’, Anne Weber). I principali punti di discussione sono stati: la difficoltà a distinguere le espressioni di odio dalla libertà di espressione, ed i dilemmi e le questioni dei diritti umani sollevati da un approccio giuridico dei discorsi di incitamento all’odio (online e offline). Perciò molte questioni sono state sollevate e sono tutt’ora oggetto di discussione, non solo per il gruppo di partecipanti a Palermo, ma anche per tutta la comunità di persone che lavorano per combattere i discorsi di odio:

Dove sono i limiti della libertà d’espressione? Chi ha il potere di fissare questi limiti? Che dire delle leggi contro i discorsi d’incitamento all’odio, le quali possono essere usate per la censura contro l’opposizione o gli attivisti politici?

Di fatto, il lavoro principale, in corso in questo momento nel quadro della campagna “No Hate Speech Movement” e di tutte le campagne nazionali, ha una dimensione educativa. L’educazione è, finora, la soluzione migliore e più efficace per lavorare contro discorsi d’incitamento all’odio online in quanto offre la possibilità di aumentare la consapevolezza e costruire le competenze per identificare e rispondere ai discorsi di odio.

Per saperne di più sul corso di formazione e scaricare strumenti educativi utili nella lotta contro l’incitamento all’odio potete visitare la nostra pagina web: http://www.nohatespeech.ceipes.org/index.php/it/2012-11-20-11-56-52

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